L’Isola di Lampedusa fu punto d’appoggio per navi in transito sin dalle guerre puniche e fu rifugio di pirati e di uomini che scelsero l’eremitaggio come stile di vita
Fu il luogo che Ariosto scelse per ambientare il duello tra i cristiani Brandamante e Orlando contro i saraceni Sabrino e Gradasso, descritto nel canto XLII dell’Orlando furioso.
Fu una ricca e rigogliosa macchia di vegetazione, sperduta nel Mediterraneo; rigogliosa di piante e di animali.
Sino al Settembre del 1843 che segna l’inizio della sua trasformazione ad opera del Capitano Bernardo Sansivente.
Questo capitano capitò sull’isola, inviato dal proprietario di allora che era Federico II di Borbone che acquistò Lampedusa dai Tomasi che dal 1400 ne erano i proprietari, poi nel 1630 divennero Principi.
Ferdinando II chiese a Sansivente una relazione nella quale doveva essere descritto lo stato dell’isola e doveva riportare eventuali proposte per lo sfruttamento del territorio
Il Capitano fu preciso e con dettagliatissimi particolari inviò al Borbone una relazione degna di un certosino incallito!
Il paradosso di una tale ricerca, minuziosa di particolari con descrizioni di alberi, di animali e tanto altro ancora, fu l’inizio della distruzione di Lampedusa.
Alla relazione del Sansivente venne seguito l’insediamento di coloni i quali, guidati dallo stesso, con sistematica, incredibile determinazione riuscirono in pochi decenni a ridurre il suolo di Lampedusa ad un’arida terra battuta dai venti e martoriata dalle onde del mare…una trasformazione così radicale da non crederci.
Una distruzione che portò la Terra di Lampedusa ad una potente reazione che ai nostri occhi, provoca sensazioni d’incredibile bellezza!
La vita ha ripreso il sopravvento e le creature trasformandosi ed adattandosi hanno creato un ambiente che è diventato un parco naturale ed in cui vivono specie endemiche e specie uniche. Alcune decise a riprodursi unicamente qui…a Lampedusa. Le Tartarughe Carretta-Caretta dell’Isola dei Conigli.
II primo a rendersi conto di tale trasformazione, fu un naturalista di Castelbuono, Luigi Failla Tedaldi, uno dei protagonisti della grande stagione vissuta dalla storia naturale in Sicilia nel secolo scorso. Egli compì un’esplorazione naturalistica di Lampedusa all'inizio di maggio del 1886 e l'anno dopo pubblicò sul “Naturalista siciliano” una relazione intitolata "Escursione entomologica all'isola di Lampedusa" in cui osservava: "Avuto riguardo alla ristrettezza dell'isola, che può considerarsi quale piccolo scoglio gettato sul Mediterraneo, la sua poca elevazione, I'uniformità direi quasi di esposizione, la sua stessa aridità, posso in generale asserire, sul risultato avuto da un’esplorazione di soli 5 giorni che la fauna non e relativamente povera, come a prima giunta potrebbe credersi e che vi si nota anche qualche cosa di nuovo e di speciale che non si rinviene nella stessa Sicilia e tanto meno nella vulcanica Pantelleria ma soltanto nell'Algeria".
Alcune specie si sono sviluppate, creature che si adattano alle temperature africane che si hanno sull’isola. Serpenti, non velenosi per l’uomo, ma di certo utili per l’ecosistema dell’isola.
Si è notato che su Lampedusa non vi sono presenze di lucertole come invece si possono incontrare nella vicina isola di Linosa, la quale presenta una ricchezza stupefacente di questi animali.
Il colubro con il cappuccio ed il colubro lucertino sono gli indiscussi rettili, innocui, di Lampedusa.
Osservando il cielo tra Maggio e Giugno, si possono vedere centinaia di Falchi della Regina che movimentano notevolmente la vita selvatica dell’isola.
Il Falco della Regina è un migratore e deve il suo nome ad Eleonora D’Arborea che molti secoli fa con un editto assicurò la protezione dei Rapaci in Sardegna.
Le ali appuntite e la lunga coda consentono al falco una notevole quantità di tecniche di caccia. Tra Maggio e Giugno è divertente stare con il naso all’in su per godersi le acrobazie di questo magico volatile.
Nei mesi estivi compare, anche il Gabbiano reale.
Nidificano quasi duemila coppie nelle pareti esposte a nord e nello scoglio dei conigli.
Uno spettacolo incredibile di battiti d’ali e stridii vocianti.
E’ possibile sentirli e vederli ovunque, fanno parte del paesaggio e sono compatibili con la presenza dell’uomo…
Si potrebbe raccontare e raccontare ma l’immagine che solamente rimane é quella di una terra risorta e salvata dalla potenza della natura, che adattandosi ha fatto rivivere questo piccolissimo territorio distrutto e martoriato da uomini senza scrupoli.
Osservando l’aridità della roccia che si staglia contro i colori del mare e si riflette con i contorni del cielo, che a volte si fa rosso arancione si può cogliere la sottile linea che ci separa dall’eternità…ed i leggeri movimenti degli animali nascosti, ci cullano al ritmo della sopravvivenza.